Perché tutti mangiano lo stesso piatto in quantità diverse
L'idea che sta sotto a tutta l'app, spiegata con un piatto di pasta.
È il principio su cui è costruito tutto il resto, e vale la pena capirlo bene perché spiega molte delle scelte che troverai nell'app.
Il problema
Immagina una cena per quattro: due adulti e due ragazzi. Il fabbisogno giornaliero può andare dalle 1.600 alle 3.000 kcal a seconda della persona. Hai tre strade:
- cucinare piatti diversi — nessuno lo fa per più di una settimana;
- mettere a tutti la stessa quantità — per metà tavolata è troppa, per l'altra metà è poca;
- cucinare un piatto solo e dosare i piatti — è quello che fanno le famiglie, ma a occhio.
Porzioni fa la terza cosa, con i numeri al posto dell'occhio.
Come funziona
Una ricetta viene scritta una volta sola, con le quantità di riferimento. Poi, per ogni persona che partecipa a quel pasto, l'app calcola un fattore di scala e lo applica ingrediente per ingrediente.
Il punto delicato è che non tutti gli ingredienti si scalano allo stesso modo. Se una porzione deve essere il 40% più abbondante, non ha senso mettere il 40% di aglio in più. Per questo ogni ingrediente ha un ruolo, e ogni ruolo si comporta a modo suo: la pasta segue la richiesta in pieno, la carne molto meno, le verdure restano generose per tutti, e spezie ed erbe non si toccano mai.
Il risultato è che in tavola arriva la stessa pietanza, con lo stesso sapore, in quantità diverse. Non una versione annacquata per chi mangia meno.
E in pratica?
In pratica vuol dire che la pentola è una, che si mangia insieme, e che nessuno deve farsi i conti in testa. Chi cucina legge i grammi per ciascuno; chi sta a tavola vede solo un piatto normale.
I dettagli dell'aritmetica sono in Come vengono scalate le porzioni.
Aggiornato il 2026-09-20